Aurora Quattrocchi, "io scoperta tardi? Tutto accade quando deve"
"Dov'è finito il nostro meraviglioso cinema? Artisti hanno sempre dato fastidio al potere"
Aurora Quattrocchi è un folletto pieno di energie. I suoi 83 anni, segnati sulla carta d'identità, sono solo una pura formalità burocratica. Passa da un impegno lavorativo all'altro, da un riconoscimento all'altro (l'ultimo, ma solo in ordine di tempo è stato il Premio Troisi ricevuto a Salina), con l'allegria e l'entusiasmo di una ragazzina. Rory, come viene affettuosamente chiamata da amici e parenti, David di Donatello come migliore attrice protagonista per il film Gioia Mia, sta vivendo un momento d'oro. "Se io sono la donna dell'anno, siamo messi bene... - ironizza l'artista siciliana -. Ormai si ripropongono tutte le cose vecchie: vecchi programmi tv, vecchi film. E quindi anche io che 'sugnu' bella vecchia". Alle spalle Rory ha una vita intera passata sulle assi dei teatri d'Italia e quasi 40 anni di cinema (l'esordio grazie a Marco Risi nel 1989 con Mery per Sempre), ma sembra che solo ora ci si sia accorti di lei. "No, no... Non parliamo di queste storie di poco, di troppo, di tempi. A me il tempo non interessa. È giusto tutto quello che ci accade, nei momenti in cui ci accade. Io me lo ripeto da sempre e non ho avuto bisogno di diventare vecchia per saperlo: le cose accadono quando devono accadere". Come il cinema, che le ha dato grandi soddisfazioni, ma non era nei programmi. "Se non fosse stato per Risi, non avrei fatto nessun passo in questa direzione. Non avevo tutta questa smania di fare il cinema. Non sapevo neanche come si facesse. E quando ero sul set di Mery per Sempre, Risi mi diceva: 'Aurora non recitare, non fare facce'. Non sapevo che al cinema non si dovesse recitare. Se non fosse stato per lui, non avrei saputo che è una cosa bellissima, che ti gratifica tanto quanto il teatro". Dopo Risi, arrivarono Tornatore, Giordana, Crialese, Andò. Sui progetti che ha in ballo preferisce mantenere il riserbo, ma qualcosa che avrebbe voluto fare lo rivela: "un bel musical, perché io amo cantare e ho sempre cantato, ma ormai non è più tempo. La nonnina che fa i musical ce la risparmiamo". L'unico rimpianto è non aver lavorato con Marco Bellocchio: "Mi chiamò per Il Traditore, ma poi non se ne fece nulla. Comunque se qualche regista buono, bravo, bello mi vuole io sono qua. Basta che mi facciano lavorare".
E. da Cruz--JDB