>ANSA-FOCUS/ Creare per custodire, l'omaggio di Alessandro Michele a Valentino
Lettera di 'riconoscenza' verso lo stilista: "lavorare non colma l'assenza ma la preserva"
''La notizia della morte di Valentino Garavani è arrivata a pochi giorni dallo show di haute couture, quando le note della press release erano già andate in stampa e il lavoro era entrato in una fase talmente avanzata da risultare irreversibile. Sento tuttavia la responsabilità di una presa di parola che nasce dal riconoscimento di un debito''. Inizia così la lettera scritta di suo pugno da Alessandro Michele, direttore creativo di Valentino, che oggi a Parigi ha presentato la collezione haute couture per la primavera/estate 2026: è la prima sfilata dopo la scomparsa dell'imperatore della moda, avvenuta a Roma il 19 gennaio. Lo stilista ha condiviso la lettera con la stampa e sui social network della maison pochi minuti prima della sfilata, per omaggiare Valentino, ''una figura mitologica, una presenza fondativa, un riferimento ineludibile che continua ad agire come origine e come misura''. Parla del couturier come di una ''presenza luminosa che ha scolpito uno spazio di visioni creative capaci di diventare riferimento e orizzonte per tutti quelli che lavorano nel mondo della moda''. Nella lunga nota Michele ha voluto anche ringraziare Giancarlo Giammetti, ''senza di lui questa storia non avrebbe potuto prendere la forma che conosciamo'', ricordare il grande lavoro portato avanti dagli stilisti che lo hanno preceduto, Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, e da tutto il team della maison, composto da première, sarte, artigiani, modellisti, ricamatori, designer, tessutai. ''Ciò che oggi stiamo facendo accade dentro una storia che ci precede, dentro una casa già abitata, carica di tracce e di gesti'', scrive, illustrando quella che è la sua missione: ''ogni atto creativo è anche un atto di custodia''. Per Michele creare significa prendersi cura, si sente ''chiamato a custodire temporaneamente questo lascito''. L'assenza di Valentino è ''reale, tangibile, apre un vuoto profondo, doloroso'', scrive ancora Michele, ma allo stesso modo la sua presenza si fa sentire nel modo in cui il suo lavoro viene trasmesso. ''È dentro questo spazio che continuiamo a lavorare: non per colmare un'assenza, ma per custodirla'', conclude Michele, pensando all'eredità di Valentino come ''un'idea di bellezza intesa come forma alta di responsabilità verso il tempo, i corpi e il mondo che ci è dato attraversare''.
X. do Nascimento--JDB